Nel sistema medico-legale tradizionale il ragionamento è lineare:
lesione → menomazione → percentuale di danno biologico.
In questo schema il dolore è considerato una componente già inclusa nella valutazione complessiva.
Questo approccio funziona per il dolore nocicettivo.
Ma entra in crisi quando parliamo di dolore neuropatico cronico.
Qui non siamo davanti a un semplice sintomo proporzionato alla lesione.
Siamo davanti a una alterazione patologica del sistema nervoso, con meccanismi propri e con un impatto funzionale che può essere indipendente dal grado della lesione strutturale.
Le classificazioni internazionali – come l’ICD-11 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – riconoscono il chronic pain come condizione patologica distinta.
La clinica è già andata avanti.
Il sistema valutativo, in larga parte, resta ancorato a una logica lesione-centrica.
Il risultato?
Il dolore neuropatico non viene realmente parametrato.
Viene “ritoccato” attraverso personalizzazioni equitative.
Questo genera disomogeneità, imprevedibilità e, soprattutto, una sottovalutazione sistemica del fenomeno.
Nevra non chiede automatismi risarcitori.
Chiede metodo.
Chiede criteri condivisi.
Chiede una consensus interdisciplinare che distingua chiaramente tra danno anatomico e danno funzionale algico.
Perché la questione non è più dimostrare che il dolore neuropatico esiste.
La questione è se il sistema valutativo attuale sia ancora adeguato a misurarlo.